giovedì 22 ottobre 2009

Ensenada Honda….Colombia!

Il vento tiene, anzi aumenta fino a 25 nodi e viaggiamo a 7.5 nodi al gran lasco sotto un cielo stellato che toglie il fiato.
Navigare al gran lasco con Aquarius è una cosa fantastica. La barca è veloce e stabile, leggermente sbandata sottovento. La teniamo al limite di sgonfiamento del genoa con la scotta passata in una pastecca all’estremità del boma. Il mare è ricchissimo di plancton e la scia resta luminosissima di migliaia di puntini fosforescenti che si perdono nel blu della notte.
Verso le due del mattino arriviamo al punto di cambiamento di rotta a nord dei Monaci, strambiamo di randa e tangoniamo in poppa.
Navighiamo in rotta diretta verso il primo ormeggio colombiano, Baia Honda. Alcuni dicono che è impraticabile e con poca profondità ma le nostre carte danno un buon dettaglio ed a parte un paio di pericoli all’entrata, tutto sembra a posto. In mare non incontriamo nessuno e navighiamo in una zona considerata impraticabile fino a qualche anno fa. Certo che fa una bella emozione.
Ecco, avvistiamo costa, ci avviciniamo con le antenne ritte in testa. Qui i segnali di navigazione semplicemente non esistono. Un grande banco du stenelle maculate ci dà il benvenuto.











Sono cira le 11 del mattino quando entriamo attraverso la bocca rocciosa che protegge questa grande baia dalle onde del mare aperto. Soffia un vento teso ed entriamo sotto velatura ridotta: trinchetta e maestra con gli occhi incollati allo scandaglio ed al gps. L’acqua è torbida e non è possibile stimare la profondità a vista. Navighiamo controllando la corrispondenza tra la carta e lo scandaglio e sembrq che i dati siano affidabili. Le batimetriche coincidono perfettamente. Arriviamo al punto di ancoraggio, ammainiamo la trinchetta e diamo fondo all’ancora. Eccoci in Colombia!
Il paesaggio è lunare, le rocce gialle si fondono con grandi dune sabbiose e sulla parete rocciosa in fondo alla baia s’intravedono degli arbusti incurvati dal vento.
Il riparo è buono ma il vento lo rende poco ospitale. Alcune persone si sono arrampicate su una collinetta poco distante per guardarci. Non devono passare molte barche quaggiù. La carta mostra un villaggio poco lontano, probabilmente saranno già tutti informati del nostro arrivo.
Una rudimentale barca a vela ci accosta, due uomini ci salutano in spagnolo ma poi riusciamo a fatica a comunicare. Probabilmente parlano il loro dialetto ed il nostro castigliano deve suonargli un po’ incomprensibile.
Ci dicono che sono pescatori di scampi e che la baia ne è piena durante la stagione ventosa…ora ci saranno 30 nodi. Ma quanto azz di vento c’è in stagione???
Uno ha un bimbo di un anno e gli regaliamo un paio di magliettine di Pablo. Non devono trovare molte cose al villaggio.
Ci sentiamo osservati ma sembra tutto a posto. Rimaniamo in campana ma ci sentiamo tranquilli e ci prendiamo il nostro meritato riposo.







mercoledì 21 ottobre 2009

Notte al largo di Maracaibo

Siamo verso la fine del pomeriggio e ci apprestiamo ad attraversare in notturna il Golfo de Venezuela di fronte a Maracaibo, che contrariamente al suono esotico evocato dal nome è la zona a maggior attività petrolifera del Venezuela.

Inutile dire che sia farcita di petroliere, ma in più ci sono anche gli scafi neri dei contrabbandieri a cui prestare attenzione.

Viaggiamo su una rotta che passa molto al largo, bene a nord dei banchi che fuoriescono dai Monaci (Los Monjes), ultimo baluardo venezuelano in mezzo al mare.

Un bel dorado abbocca alla lenza ma questo è grosso e finirà in parte sottovuoto.

La meteo prevede calma di vento ma in questa zona ci sembra un fenomeno piuttosto raro.

Per ora navighiamo sotto l’effetto del vento accelerato dall’isola e temiamo che con l’allontanarci possa mollare del tutto.

Cala il sole, Pablo è sottocoperta per il suo appuntamento con il libro della giungla e noi ci facciamo una birretta osservando le navi che sono tutt’intorno.

Navighiamo con il radar in funzione verificando rotta e velocità di ogni bersaglio.

Allarme!!! Ne abbiamo uno in collisione in avvicinamento da sinistra. Accendiamo i fari di coperta che illuminano a giorno le vele e la coperta di Aquarius ed immediatamente vediamo dapprima le due luci di prua della nave e poi la sola luce rossa. Buona, ci sta passando di poppa. Urca quant’è grande! Beh, stanotte dovremo tenere gli occhi ben aperti!



In rotta per???

Ci svegliamo all'alba e dopo una colazione sotto il sole fresco del mattino ci mettiamo in rotta per Aruba. Il vento non supera i 15 nodi, un po’ poco ma sufficiente a mantenere una velocità di 6 nodi. Aquarius scivola in silenzio sotto un cielo terso e ben presto il sole comincia a scaldare forte.

Tendiamo il mini tendalino e riempiamo la piscinetta a poppa. Pablo se la gode a mille e noi riprendiamo il soffio dell’oceano.

Peschiamo un tonnetto che si unisce a noi per il pranzo. Sono momenti unici in cui pensi che potresti stare in mare per sempre, abbiamo il sole, il vento ci spinge, la pioggia ci disseta, il mare ci sfama e le onde giocano con lo scafo rompendosi in mille turbolenze in un ipnotico caleidoscopio di riflessi d’oro. E’ bellissimo!

Navighiamo sottovento ad Aruba e vediamo quanto a volte le destinazioni vendute come "esotiche" siano in realtà delle ricche realtà industriali che tutto hanno fuorché un'ottica di tutela del patrimonio naturalistico. Purtroppo hanno i mezzi economici necessari a promuoversi come destinazione turistica e questo puo' facilmente trarre in inganno.

Poco dopo sentiamo per radio che i nostri amici francesi hanno avuto a bordo la Coast Guard, che gli ha imposto di andare a fare le formalità accostando al molo commerciale, così oltre al tempo ed alla burocrazia ci rischi anche qualche danno facendoti spiaccicare dalla risacca contro gli enormi pneumatici ad altezza nave. A conferma delle intenzioni della Coast Guard, l'elicottero ci sorvola a bassa quota ed un grande gommone nero si avvicina rapidamente.

La cosa non ci esalta per nulla e così prendiamo la decisione: Si prosegue verso la Colombia!

E’ un momento intenso e non ci aspettavamo che arrivasse così, improvvisamente. Per noi la partenza da Aruba ha sempre collimato con la vera partenza. E’ un po’ come passare il punto di non ritorno e noi siamo proprio qui, adesso.

E’ il momento! Tutti d’accordo? OK, si va!







martedì 20 ottobre 2009

Partenza da Curacao!

E’ una bella mattina che preannuncia buon tempo assicurato per qualche giorno, infatti diverse barche prendono la via per la rotta verso ovest.
Il fondo fangoso di Spanish Water non vuole scollarsi dalla nostra catena di ancoraggio, ma la nuova pompa di lavaggio catena installata l’altro giorno inizia con soddisfazione il suo lavoro.

In verità l’abbiamo installata in previsione del fondale fangoso di Cartagena, ma ci rendiamo conto sin d’ora dell’importanza di poter rimontare a bordo la catena priva di fanghi odorosi.

Issiamo le rande ancora all’interno della laguna, mentre gli amici che restano ci salutano a grandi cenni ma con gli occhi un po’ languidi, pensando al momento in cui anche loro salperanno verso ovest.

La nostra resta, almeno per oggi, una mezza partenza visto che andremo a dar fondo per la notte a Santa Cruz Bay sul lato nord dell’isola.

Il vento è in poppa ed il provvidenziale tangoncino preso in Martinica dal nostro amico Douglas riprende subito il lavoro.
Genoa a sinistra, randa a dritta e maestra a sinistra. E’ un po’ come giocare a far scivolare il vento da una vela all’altra ed Aquarius prende subito un passo tranquillo spinta dalla brezza di sottovento.

Giriamo la punta e troviamo Santa Cruz Bay in fondo ad una bellissima parete rocciosa a picco sul mare. Fondo all’ancora e via per un bel bagno prima di immergermi in una meno piacevole sostituzione dell’automatico per lo svuotamento della cassa delle acque grigie. Per fortuna ho modificato il sistema di fissaggio e la sostituzione prende solo una quindicina di minuti.

Tutti a terra per l’aperitivo! Scendiamo in quello che scopriamo essere un bar, ristorante, abitazione, noleggio canoe ecc. Il proprietario, un local piuttosto vivace, ha fatto tutto da solo su un terreno di famiglia. Ci mostra una canoa con cui ha fatto la traversata da Bonarie ad Aruba e restiamo incantati al punto che gli facciamo un’offerta per comprarla.

Discutiamo un po’ il prezzo ma poi dobbiamo cedere all’evidenza: la carta di credito non passa, forse il sistema, forse la linea…risultato che abbandoniamo l’idea della canoa, almeno per ora.











lunedì 19 ottobre 2009

Check Out

Seguiamo la meteo che da diversi giorni preannuncia l'apertura di una bella finestra verso la metà della settimana ed oggi ne dà un'ulteriore conferma. E' il momento di partire!

Alle 10 inizia il pellegrinaggio: bus fino alla città, formalità in dogana, camminata fino all'immigrazione, qualche ultimo acquisto al mercato venezuelano.
Willemstadt è piuttosto animata oggi. Due rimorchiatori trainano una nave verso il mare aperto attraverso il ponte galleggiante girevole e l'autista di un camion militare, infilatosi in una stradina troppo stretta, decide di ovviare al suo errore inserendo le ridotte e fracassando tutto ciò che sporge dai muri dei palazzi della via…oltre ovviamente ad un conseguente danneggiamento del cassone del camion stesso.
La gente si ferma, commenta, qualcuno guarda incredulo.
E' davvero uno strano paese.
Noi siamo oramai col pensiero proiettato verso il largo e domani anche Curacao resterà nella scia.



















giovedì 15 ottobre 2009

Lavoretti vari

Durante la settimana l’ancoraggio è piuttosto tranquillo e siccome non c’è molto da fare per godere del posto ci dedichiamo a qualche lavoretto.

L’idea è di mantenersi pronti a salpare alla prima finestra meteo favorevole e quindi le cose che iniziamo devono terminarsi in giornata. Sono oramai più due settimane che siamo in Spanish Water e di cose ne abbiamo fatte parecchie. La più gratificante è stata l’installazione di un nuovo televisore Sony con tanto di Hard Disk multimedia da un tera…Geniale!

lunedì 5 ottobre 2009

Spiaggia a Curacao

Oggi non ci sono scuse e partiamo baldanzosi per una mattinata da famigliola in vacanza su quella che dovrebbe essere una delle migliori spiagge dell’isola: Mambo Beach.

15 minuti di bus ed arriviamo in una zona con bei “luxury Residence” con in mezzo la famosa Mambo beach. 6 dollari per l’entrata, le sdraio si pagano a parte “ma serve la sdraio?” Ma no! Ci sarà un posto per stare sulla sabbia!

Entriamo in “Little Rimini” con file sterminate di lettini multicolori che arrivano fino al bagnasciuga.

“Sai, mi sa che il posto sulla sabbia non c’è”. “Ok, prendiamo due sdraio”.

Tutt’intorno ci sono mille sdraio, diverse palme con appesi cocchi assassini ed un paio di ombrelloni, due ambiti, irrinunciabili ombrelloni per proteggersi da un sole cocente che fin dalle 8.30 del mattino ti fa già capire l’andazzo.

Siamo tra i primi e quasi senza renderci conto della preziosità ci appropriamo di un ombrellone proprio vicino al bagnasciuga ed entriamo in acqua. Un’acqua non proprio come siamo abituati, ma comunque ci bagniamo anche noi.

Curacao è per noi poco più di una sosta tecnica prima dell’attraversamento della Colombia ma non possiamo fare a meno di pensare a chi sogna la vacanza tropicale, spiagge bianche e mare cristallino…e poi arriva qui :-((








domenica 4 ottobre 2009

Domenica a Curacao

E’ mattina presto e già ci pregustiamo una giornata di relax e magari anche un bagnetto. Elena ci ha indicato una spiaggia a portata di gommone dove vanno i local a fare il bagno.

Una flotta di barchini a vela tira bordi tra le barche risalendo la baia di bolina. E’ il periodo delle regate e sono tutti piuttosto carichi.

La bella atmosfera di regata viene presto sopraffatta da una barca a motore che, passando in mezzo ai barchini, sfreccia a non meno di 30 nodi a pochi metri dalle barche all’ancora, raccogliendo qualche inevitabile dissenso. Mi viene quasi voglia di chiamare il guardacoste per segnalare l’episodio.

Non passa una mezz’ora che le barche a motore in, diciamo, eccesso di velocità si moltiplicano, si rincorrono, si inseguono, si sorpassano in un fragore di migliaia di cavalli imbizzarriti sollevando onde ripide e nervose.

Ma dove siamo finiti?

In questo paese dove le barche di passaggio sono obbligate a prostrarsi ai piedi di una legge tortuosa, i motoscafisti del posto possono in tutta tranquillità esprimere il loro tasso di testosterone lanciando al massimo i loro cavalli attraversando a tutta velocità quello che è praticamente l’unico ancoraggio autorizzato dell’isola.

Le barche all’ancora saltano e rollano in un mare agitato dal passaggio dei motoscafi costringendo tutti ad una giornata da relegati a bordo perché, in queste condizioni, attraversare la baia è un vero suicidio. In tutto questo, oggi che è domenica, non si è visto neanche un guardacoste.

Ma cosa aspettano? Che ci sia un incidente con qualche morto prima di intervenire?

L’evidenza salta all’occhio ineluttabile. In tutte le sue forme d’interazione con il mondo dei navigatori quest’isola non mostra il minimo rispetto né del tempo, né della tranquillità né tantomeno della sicurezza dei turisti marinai.
Per anche il più becero controllore del traffico marittimo è evidente il pericolo causato dai motoscafi ed in ogni paese, anche in via di sviluppo, la velocità in prossimità della costa è limitata.

Evidentemente i motoscafisti sono anche i notabili dell’isola, anzi, probabilmente anche il controllore del traffico sfreccia con il suo motoscafo e quindi, visto che a subire sono le barche di passaggio…beh non ci sono regole al riguardo.

Ma bravi!

sabato 3 ottobre 2009

Welcome to Curacao

Facciamo il nostro pellegrinaggio in carovana con Nicolas e Pascale, mal comune… ed all’ufficio dell’immigrazione hanno dei problemi e ci dicono di tornare nel pomeriggio o all’indomani.

Dopo tutta l’inutile scarpinata sotto un sole cocente ce ne ritorniamo in città per fare un giro, mangiare un boccone e ritornare alla questua.

La città ha una zona pedonale fatta su misura per i turisti delle navi da crociera, facciate dai colori sgargianti, negozi di paccottiglie, orologi e vestiti, un sacco di bar e di ristoranti.

Uscendo un poco lungo il bordo della laguna interna troviamo la parte più intrigante: il mercato galleggiante venezuelano.

E’ fantastico! Sembra un mercato rionale di pesce, formaggio, frutta e verdura solo che al posto dei furgoni, dietro alle bancarelle … ci sono le barche!

I venditori fanno la spola con il Venezuela e portano prodotti freschi e bellissimi in quest’isola dove non si producono altro che cactus. Una vera risorsa!

Continuiamo il giro ed infine torniamo all’attacco dell’immigrazione dalla quale usciamo vincitori in meno di una mezz’ora. E’ fatta ma solo per due terzi in quanto, visto che l’immigrazione ha avuto un problema ma l’ufficio che rilascia il permesso di ancoraggio No, ci ritroviamo a non poter fare il terzo, indispensabile foglietto timbrato e dovremmo tornare qui lunedì e perdere un’altra mezza giornata per fare qualcosa che qualcuno, in qualche inutile ufficio ha deciso di rendere indispensabile per trovare giustificazione alla propria esistenza.

Evito commenti!

Purtroppo ci toccherà la stessa solfa il giorno prima della partenza ma per ora siamo ufficialmente sdoganati.

Posso dire che il primo impatto con Curacao non ci ha entusiasmato ma rimaniamo positivi nella speranza di trovare qualche punto d’interesse.





venerdì 2 ottobre 2009

UCAS

L’ancoraggio è affollatissimo, ritroviamo il Mabel con Elena e la sua mandria di cane e gatti, una barca di amici brasiliani ed alcune barche gia incontrate in qualche ormeggio tra Bequia e le Grenadines. I nostri vicini urlano e sbraitano che siamo troppo vicini. Bandiera? Ah sono americani! I barcaroli a stelle e strisce hanno dei problemi congeniti in merito alla sicurezza, non dargli peso.

Elena ci dà le informazioni di rito: formalità, dogana, immigrazione, etc. Eh già, da casa è difficile crederci ma quelli come noi che viaggiano con la loro barca sono sottoposti ad una serie continua ed interminabile di formalità e controlli con un numero variabile di uffici come se stessimo entrando nel paese con un transatlantico carico di passeggeri o come se stessimo richiedendo il permesso di residenza e di lavoro a tempo indeterminato.

Qui si sono dati da fare alla grande per complicarci la vita! Come dicevo la baia frequentata dalle barche è Spanish Water mentre la città è Willemstad. Da una parte all’altra una mezz’ora di bus, poi 10 minuti a piedi per l’ufficio della dogana e poi attraversare il ponte che collega le due rive del canale ed un quarto d’ora a piedi per raggiungere l’immigrazione e poi ancora più in là per l’ufficio che rilascia il permesso di ancoraggio. Ovviamente il tutto non è solo in posti diversi ma ha anche orari diversi!!??!!

Si capisce al volo che all’UCAS lavorano forte!

Ps: per chi non lo sapesse UCAS = Ufficio Complicazioni Affari Semplici

Curacao!

Partiamo da Bonarie per continuare la nostra rotta verso ovest, oggi solo una quarantina di miglia da percorrere fino all’isola di Curacao.

Navighiamo di conserva con Badinguet ad una manciata di miglia di distanza. E’ una giornata splendida di vento e sole ed Aquarius al gran lasco avanza gongolandosi sulle onde.

La rotta ci porta in direzione di Klein Curacao ( che ci hanno descritto come un’isoletta da sogno) dove atterriamo verso mezzogiorno con l’idea di mangiare un boccone e farci un bagno.

L’isola è piatta e brulla, l’ancoraggio è rolloso, l’acqua è torbida ed il capitano di un barcozzo portaturisti ormeggiato con ancora e cima a terra, al nostro arrivo suona tre colpi di tromba (segnale sonoro di macchine indietro) gesticolando come un ossesso.

Macchine indietro? Ma se è gia sulla spiaggia?

Vabbè un benvenuti poco caloroso da qualcuno che ha probabilmente poche idee ma ben confuse.

Scendiamo a terra tra capanne abbandonate e cespugli spinosi e ci dirigiamo sulla costa al vento verso il vecchio faro.

Intravediamo i relitti di un cargo e di una barca a vela, monito di quanto possa costare caro un’attimo di disattenzione. La barca è un Mikado di 17 metri costruita una ventina d’anni fa che, a parte la murata di sinistra sfondata, ha ben resistito agli attacchi delle onde.

Abbiamo visto barche più moderne incagliarsi e trascorrere una notte sbattendo sugli scogli. Al mattino ne rimanevano solo pochi brandelli sparsi qua e là. Da riflettere!

Le autorità di Curacao non gradiscono che le barche si fermino a Klein Curacao prima di aver fatto le formalità quindi limitiamo la sosta al minimo indispensabile e ripartiamo verso l’ancoraggio di Spanish Water.

Questa è una laguna diramata in mille bracci con uno stretto canale di ingresso ed una serie di zone di ancoraggio autorizzate.

Il posto è affollato e tutto sembra molto organizzato: ancoraggio A, ancoraggio B, ancoraggio C, insomma tutto è scritto, controllato. Il gommone del guardacoste gira spavaldo a tutta velocità con quell’aria che non capisci se sono li per proteggerti o per minacciarti…ma questa è storia comune in tanti altri posti.




















mercoledì 30 settembre 2009

Evviva Microsoft!!

Insomma, direte, ma 'sti tre quanto ci mettono a sfornare un post che ci consenta di viaggiare un po’ con loro?

Risposta: é vero che facciamo una vita frenetica e che il piccolo marinaretto assorbe tutto il tempo di una persona…spesso della mamma…che è anche quella che da sempre si occupa dei siti e del blog.

Però!

Questa volta c’è di mezzo una congiuntura informatica a dir poco sfavorevole che peggiora la performance assorbendo la già esigua disponibilità di tempo.

Ecco i fatti: abbiamo preso in settembre 2008 un bellissimo computer Olidata, casa italiana a cui siamo fedeli da anni e che ci ha sempre dato prova di una solidità straordinaria. (Per inciso, proprio questo testo lo sto scrivendo sul mio primo Olidata che deve avere ormai oltre 6 anni!)

Qualche mese fa si presenta un problema alla web cam e la direzione di Olidata si offre di inviarci un nuovo computer in sostituzione. Il nostro amico Alberto si occupa di recuperare il nuovo notebook, di portarcelo in Martinica e di riportare quello danneggiato al suo ritorno.

Arriviamo ai primi di settembre, prossimi alla data della partenza, che il nuovo Olidata cracca spaventosamente spegnendosi e riaccendendosi da solo in un loop senza fine.

E’ terrore!

Non possiamo partire senza computer, la meteo, il satellitare, i mail, le carte nautiche…IL BLOG…tutto è oramai legato al computer.

Era un venerdì sera e l’unico rimedio antidepressioneinformatica era saltare in macchina l'indomani mattina presto e comprare un computer nuovo.

Così successe. Con un nodo in gola ci compriamo un Acer, bella macchina ma …con Windows VISTA!!!???!!!

Siamo riusciti a scamparla finora, ma adesso ci tocca soccombere.

Incrociamo le dita e ritorniamo a bordo con il cuore pieno di speranza.

Iniziamo le installazioni, nulla funziona, i programmi di navigazione fanno piantare il sistema e come chiediamo al computer più di tre cose lui si pianta come se stesse calcolando la traiettoria di Fly by di Exomars. Siamo increduli! La macchina ha caratteristiche da auto da corsa e invece zoppica ogni tre passi andando a passo d’uomo.

Se dovessimo chiedere al caro Bill un cent per ogni minuto passato a vedere quel cavolo di pallino azzurro che ti dice Shhht sto pensando! Beh, caro Bill saresti alla stazione a chiedere l’elemosina.

Intanto il risultato è che nelle circa due ore che abbiamo a disposizione io ed Enrica insieme mentre Pablo fa la pennica dopo pranzo, al posto di divertirci o di lavorare al blog, contiamo le evoluzioni dell’odiato pallino di Vista.

Francamente non sappiamo cosa sperare. Forse che si riesca a rifare il cambio con Olidata ritornando in possesso di un sistema che funzioni.

Nel frattempo sapete chi dovete ringraziare per il modo in cui il blog di Aquarius langue.

martedì 29 settembre 2009

Klein Bonarie

Oggi ci siamo promessi una mattinata di spiaggia. Armati di pinne e maschera, paletta e secchiello, dolcini e succo di frutta partiamo in gommone verso l’isoletta di Klein Bonarie che dista poco meno di un miglio dall’ancoraggio.

Arriviamo e siamo soli. Sulla spiaggia solo le impronte dei Sand Piper in cerca di piccoli crostacei da mangiare. Una pace incredibile.

Passeggiando sul bagnasciuga vediamo quattro tartarughe che brucano tranquille su una prateria a pochi metri dalla spiaggia.

Emozionante!

Nicolas e Pascale ci raggiungono e ci godiamo questo momento di tranquillità tutti insieme.

Con un compagno di immersioni si può pensare allo snorkeling: io e Nicolas partiamo per un giro di fotografia subacquea lungo la parete che ci sembra più interessante.

I fondali sono bellissimi, i pesci sono tanti ed assolutamente fiduciosi, tanto da permettere foto a distanza davvero ravvicinata.

Effettivamente il fatto che nessuno li peschi da diversi anni dà i suoi risultati.












domenica 27 settembre 2009

In esplorazione

MARCO! MARCO! Strilla un altoparlante.

Usciamo e vediamo il Badinguet dei nostri amici Nicolas e Pascale che finalmente sono riusciti a raggiungerci e con i quali proseguiremo il viaggio fino a San Blas. “Bonsoir les amis, heureux de vous retrouver”.

E’ così che ci si lascia e ci si ritrova tra le barche in viaggio. A volte ci si perde di vista per anni ma poi, magicamente, si riconosce qualche dettaglio di una barca ed ecco che le rotte tornano ad incrociarsi.

Avevamo intenzione di affittare un fuoristrada per fare un giro di un paio di giorni sull’isola, ne parliamo a Nicolas che prende al volo l’occasione e programmiamo tutto per l’indomani mattina.

Affittiamo un Pick up Toyota e siamo proprio felici di cominciare questa avventura terrestre. La macchina non è male, ma già dai primi metri si sente che non ha nulla a che vedere con il nostro fedele Toy che riposa tranquillo nel fienile di Zio Beppe.

Il primo giorno lo dedichiamo alla costa sud ed una parte della costa est, mentre l'indomani faremo la costa ovest ed il parco di Washington Slagbaai.

Scopriamo un’isola dai paesaggi cangianti tra il deserto lunare e le saline, tra insenature incantevoli e colline di cactus. Su Bonarie vivono oltre 200 specie di uccelli tra cui pappagalli, falchi e fenicotteri rosa otre ad iguane terrestri ed asini selvatici.

Il giro si rivela una scoperta e non ci stanchiamo di esplorare ogni stradina per visitare ogni posto che ci stuzzica la curiosità.

Come potrete immaginare abbiamo scattato una quantità industriale di fotografie quindi vi illustreremo le cose più belle in un tentativo di selezione.



























giovedì 24 settembre 2009

Bonarie Antille Olandesi

L’isola ci appare secca e ventosa, piatta a sud ed appena collinare a nord, con costruzioni piuttosto curate sui toni dell’ocra.
Tutto è molto pulito ed organizzato, l’acqua è trasparente ed anche sotto il molo commerciale si vedono pesci pappagallo, pesci scatola e magnifici snapper.
Bonarie è un parco marino e lungo tutto il perimetro ci sono siti di diving segnalati da boe cilindriche gialle poste lungo la parete corallina.
Si lascia il gommone al dock del Kareel’s bar che sarà una tappa d’obbligo per l’happy hour delle 5 nei prossimi giorni.
La piccola comunità di naviganti si identifica al volo ed entro la sera siamo già invitati ad unirci ad un gruppo di canadesi. Sentiamo già un’aria diversa delle Grenadines, le barche che transitano per Bonarie sono in viaggio verso Panama, il Pacifico, la Nuova Zelanda ed alcuni per il giro del mondo ed i discorsi da bar spaziano sui cinque continenti.

Il primo impatto comunque ci lascia piuttosto delusi: l’acqua sembra bella ma in realtà c’è un sacco di sospensione di dubbia natura, non c’è una spiaggia praticabile vicino alla barca, la boa d’ormeggio obbligatoria costa 10 dollari al giorno e per andare a fare il bagno all’isoletta di Klein Bonarie si devono pagare altri 10 dollari.

Tutto è giustificato dalla presenza del Parco, ma poi scopriamo che non esiste neanche un sistema di raccolta differenziata e che lattine, vetro ed umido finiscono tutti nello stesso sacchetto.
Insomma! Sembra che qui tutto sia fatto per spremere i turisti piuttosto che per ottenere le risorse necessarie ad un vero programma di conservazione.